Le acque del lago: gestione di una risorsa

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Tremezzo, 24 marzo 2010

Giovedi 18 marzo, presso l’ Hotel Palace di Como, si è svolto il convegno “Le acque del lago: gestione di una risorsa” organizzato da Rive lariane con la Confedilizia di Como.

Il convegno è stato aperto dall’avv. Claudio Bocchietti, vice-presidente di Confedilizia e dalla presidente dell’Associazione Rive lariane, dott.ssa Antonia Cadenazzi, che hanno presentato i tre relatori, nomi di spicco per l’argomento trattato: il prof. Mauro Renna, docente di diritto amministrativo all’Università dell’Insubria, il dott. Alessandro Falanga, direttore del Consorzio del Lario e dei laghi minori e l’ing. Luigi Bertoli, direttore del Consorzio dell’Adda.

Al convegno era presente un buon pubblico legato ad entrambe le associazioni ed interessato all’attualità dei temi trattati.

Il prof. Mauro Renna ha tracciato l’iter giuridico che ha portato all’emanazione della nuova legge della Regione Lombardia n. 24 del 6 novembre 2009 sul demanio della navigazione, materia che anticipa il concetto di “federalismo demaniale” ovvero “federalismo fiscale” indicando ai cittadini gli effetti e i vantaggi.

I precisi riferimenti vanno al D. lgs. 112/98: “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali” in attuazione della legge Bassanini n. 59 del 1997. Lo Stato resta il proprietario dell’area demaniale mentre le funzioni amministrative vanno alla regione e agli enti locali: i proventi sono introitati al 30% dalla Regione Lombardia e il restante 70% va al Consorzio del lario e dei laghi minori.

La sdemanializzazione non è prevista perché pregiudizievole per la regione che perderebbe un utile. E’ questa situazione che ha favorito l’accordo Stato-Regione e l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge Calderoli, la cui ratio è la devoluzione dei beni da Stato a regione.

Il termine demanio comprende: demanio marittimo, idrico, aeroportuale e relative pertinenze…ma, un domani il Lago di Como potrà essere di proprietà regionale?...

In merito a quanto detto, il dott. Alessandro Falanga, direttore del “Consorzio del Lario e dei laghi minori” ha parlato di questo ente locale di costituzione abbastanza recente perché operativo dal 2004 in ottemperanza alla L.R. 22/98 che auspicava che i comuni si organizzassero in una gestione associata.

Non stiamo parlando di una semplice agenzia di riscossione dei canoni demaniali perché nel bilancio 2009 troviamo una serie di interventi effettuati sul demanio idrico: 8.335 protocolli in entrata e in uscita, 250 sopralluoghi, la gestione di oltre 3.000 posti barca e l’apertura di 1.050 pratiche di concessione demaniale.

Le aree demaniali possono avere un utilizzo completamente privato (darsene, giardini, terrazze) ma spesso, anche quando vengono gestite da un soggetto privato, mantengono una funzione pubblica, ciò che viene considerato un “dettaglio” importante.

In passato, con il Magistrato per il Po’, a volte passavano anche anni prima che venisse rilasciata una concessione demaniale.

Ora l’iter si è semplificato ma soprattutto velocizzato. Altro ente amministrativo locale di notevole importanza per il Lago di Como è il “Consorzio dell’Adda” qui rappresentato dal suo direttore, ing. Luigi Bertoli.

La superficie del lago è di 145 Km² e il volume corrispondente (assumendo l’area del lago indipendentemente dal livello) è di 246,5 Mm³.

Questo consorzio dipende dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; il suo mandato è la gestione delle acque del Lario.

La diga di Olginate è una traversa volutamente posta per regolare il deflusso del lago e di conseguenza il suo livello.

Senza la costruzione di questa diga il livello sarebbe rimasto naturale. L’inizio dell’attuale regolazione dell’acqua del Lago di Como risale al 1946. Lo Stato ha imposto dei limiti per la regolazione.

Il limite minimo è situato a – 0,50 m. e il livello massimo a + 1,20 m. misurati all’idrometro di Malgrate che, pur essendo ancora lago, risulta più preciso rispetto ai livelli osservati all’idrometro del fortilizio di Lecco, situato a monte del Ponte Visconteo.

Del resto Colico, a nord del lago, si trova più in alto sul livello del mare rispetto a Lecco, a sud, dove l’acqua defluisce. In base all’entità dell’afflusso dalla periferia si programma l’apertura della diga di Olginate.

L’effetto dei serbatoi della Valtellina non è molto rilevante ma è comunque sempre nel senso di una diminuzione degli afflussi al lago e quindi anche dei colmi di piena dell’emissario. L’acqua deriva loro da neve e pioggia.

I bacini presenti in Valtellina finché non sono pieni non lasciano andare l’acqua, a meno che non ci sia una precisa necessità, quindi non peggiorano la situazione ma anzi hanno una precisa funzione di aiuto.

L’esperienza di questi anni ha dimostrato che un periodo di 10 giorni permette di calcolare una previsione di afflusso d’acqua dalle Alpi a nord piuttosto esatta anche prima delle previsioni meteo.

Le paratoie della diga di Olginate sono 14 mentre prima della costruzione della diga attuale erano 5.

Si tratta di regolare circa 240 milioni di m³ in un anno. A questo punto viene spontaneo un riferimento velato alle famose “paratie di Como”.

Come per tutti i corsi d’acqua, anche nel caso del Lario la circostanza che interessa maggiormente è il verificarsi di un allagamento, con tutte le sue conseguenze. Nel caso specifico però con “allagamento” si fa riferimento solo alle esondazioni in Piazza Cavour a Como.

E’ grazie all’attuale regolazione che non avvengono più fatti clamorosi come l’acqua del lago in Piazza del Duomo. N.B. Il livello della Piazza Cavour si è andato progressivamente abbassando nel tempo per un fenomeno di subsidenza; nel periodo che va dal 1955 al 2000 il livello si è abbassato di circa 65 cm. Le ultime esondazioni che hanno provocato la fuoriuscita dell’acqua a Como e il conseguente allagamento di Piazza Cavour si sono verificate nel 1993, nel 1997 e nel 2002.

In effetti la regolazione ha diminuito il limite massimo e i giorni di durata di una esondazione. E’ intervenuto il Consigliere regionale Luca Gaffuri. Il dibattito si è aperto con l’avv. Sergio Lazzarini che si occupa di demanio per le Rive lariane ed è stato concluso dall’intervento di un rappresentante del “Comitato acque comasche” che ha proiettato foto molto interessanti ed esaustive sulla situazione dei fiumi e torrenti presenti sulle ns/ montagne, tutti affluenti dal Lago di Como, le cui captazioni d’acqua, necessarie per alimentare le centrali idroelettriche (fra cui quella di Gravedona), rischiano di prosciugare il loro alveo modificando l’ambiente naturale montano. Si auspica un miglior controllo della situazione paragonabile a quanto fatto in Valtellina.

Dott.ssa Antonia Cadenazzi