Le captazioni d'acqua

29 novembre 2012: “RIVE LARIANE” ha favorito il colloquio informale fra:
l'ing. Luigi Bertoli, direttore del Consorzio dell'Adda e il Comitato Acque Comasche.

In data 29 novembre '12, ho presenziato ad un incontro fra la signora Mira Rossi, rappresentante del Comitato Acque Comasche e l'ing. Luigi Bertoli, direttore del Consorzio dell'Adda.
Il Comitato Acque Comasche ha sollevato con grande impegno il problema delle “captazioni d'acqua” sulle pendici dei monti dell'alto Lago di Como. A loro dire siamo di fronte ad un vero e proprio abuso nel numero e nelle modalità con cui queste captazioni vengono effettuate. L'acqua viene fatta uscire dal letto del fiume e dirottata verso le centrali idroelettriche a valle (lungo le sponde del Lario). Questo provoca un'alterazione ambientale dei monti con conseguenze anche importanti.
L'Associazione Rive lariane, attenta a tutto ciò che avviene sulle sponde del lago, soprattutto in merito all'uso dell'acqua, ha voluto favorire quest'incontro, perché è giusto occuparsi di un argomento attuale come “le politiche energetiche”, soprattutto quando riguardano ambienti e aree di territorio a noi molto conosciute, di cui ci sentiamo responsabili.
La soluzione più semplice e immediata a questo problema consiste nel fatto che quest'area di territorio venga regolata da un “piano acque”, (secondo principi già in vigore in Valtellina), ovvero da un regolamento che determini norme e condizioni per avere le concessioni, ovvero limiti precisi alle captazioni, (quantitativi d'acqua, metri cubi, numero captazioni, località dove poterle effettuare).
L'ente che istituisce la pratica nello specifico dovrebbe essere l'Amministrazione Provinciale, (Assessorato acque-pesca-caccia) attenendosi ai parametri generali posti dalla Regione Lombardia.
Abbiamo chiesto all'ing. Bertoli se e quanto sia indispensabile in Italia una fonte di produzione di energia diversa dall'idroelettrico (es. energia nucleare) e quanto l'Italia dipenda dall'acquisto di energia proveniente dall'estero (Svizzera e Francia).
La risposta più semplice sta nel dato di fatto che l'energia pulita (eolico, acqua fluente e solare) e l'energia naturale (biogas) non si può accumulare, viene utilizzata al momento stesso della produzione. Esiste persino la possibilità di un eccesso di produzione diurna in condizioni naturali favorevoli.
Questo porta alla necessità di acquisto di energia di notte o in condizioni che comportano carenze sul territorio, (ad es. in caso di anno siccitoso).
E' naturalmente possibile programmare l'acquisto di energia elettrica dall'estero.
Il termoelettrico (oggi dipendente complessivamente dal petrolio) e ipoteticamente in futuro il nucleare hanno la funzione di produrre l'energia elettrica di base. Quella sempre indispensabile in qualsiasi momento del giorno, della notte e dell'anno.
Attualmente in Italia viene favorito il fotovoltaico attraverso l'erogazione di incentivi da parte dello Stato. Tuttavia gli incentivi comportano una corsa alle captazioni, anche da parte di società private non del tutto trasparenti, e comportano l'aumento del costo finale dell'energia. Sembra di intuire che, diminuendo gli incentivi, dovrebbero diminuire anche le captazioni, per lo meno l'abuso di captazioni apparentemente inutili. Le grandi società o le società più affermate (come l'Edipower) dovrebbero poter proseguire nella realizzazione dei loro progetti anche in assenza di incentivi.
A questo proposito sarebbe utile istituire un “piano di compensazione” perché, seguendo questa politica economica, i comuni tendono a favorire le captazioni.
Va ricordato che è sempre più facile fermare la realizzazione di una centrale nuova piuttosto che fermare una centrale preesistente.