Gestione dell'acqua sul lago di Como 2012

Rive lariane e Consorzio dell'Adda: convegno su "La gestione dell'acqua del Lago di Como" di Antonia Cadenazzi - Presidente Associazione Rive lariane

 

A marzo di quest'anno 2012 si è svolto presso la Regione Lombardia, sede territoriale di Como, il convegno denominato "La gestione dell'acqua del Lago di Como".

Il convegno è stato voluto dal Consorzio dell'Adda sensibile alla situazione di criticità, creatasi a Como, per via dei livelli dell'acqua in relazione ai lavori di ristrutturazione del lungolago e alla realizzazione del progetto delle paratie. Como-città tendenzialmente vedeva nel Consorzio dell'Adda molta responsabilità sulla presenza (invadente) dell'acqua lungo il fronte lago e nell'immediato sottosuolo urbano. Un convegno, quindi, che ci permettesse non tanto di mostrare la "bontà" dell'attività del Consorzio dell'Adda in sintonia con le direttive del Ministero dell'Ambiente, bensì di staccarci dalla riva di Como città per gettare uno sguardo d'ampio raggio su tutte le sponde del Lago di Como, su tutto il bacino imbrifero del Lario, analizzando il complesso sistema di approvvigionamento e raccolta dell'acqua in Valtellina e il vasto utilizzo dell'acqua a sud di Lecco in pianura, lungo la linea dell'Adda, fino al Po.

Allo scopo di mantenere un ruolo superpartes nei confronti dell'aspetto prettamente tecnico e idraulico della materia, l'associazione Rive lariane ha chiesto che "l'ambiente" fosse l'argomento cardine di tutto il convegno.

Ritengo doveroso precisare che al convegno erano presenti, oltre al direttore del Consorzio dell'Adda, ing. Luigi Bertoli, e all'ing. Ambrogio Piatti di ENEL, anche relatori provenienti dall'Università di Bologna, fra cui il Prof. Ezio Todini, l'Università di Pavia e Eaulogie di Aosta. Presenti anche esponenti delle amministrazioni pubbliche locali: il sindaco di Bellagio dott. Angelo Barindelli, il sindaco di Lenno Mario Pozzi e l'assessore dell'amministrazione provinciale di Como Ivano Polledrotti. Grande assente Il Politecnico di Milano -polo di Como- perché fautore di una modalità operativa differente e, a volte, in controtendenza con il Consorzio dell'Adda e con il Ministero dell'Ambiente.

Diga Lago Inferno (So) e Bernina

L'associazione Rive lariane vorrebbe che fosse la natura a dettar legge nel bacino imbrifero dell'Adda, dalle sorgenti alle foci, comprese tutte le fonti derivate.

Vorremmo che l'ambiente tracciasse i parametri e i limiti entro cui mantenere tutta l'attività e gli studi in merito. Crediamo fermamente in una legislazione di regolazione ambientale, ovvero una legislazione statale e regionale che dovrebbe innanzitutto regolare l'aspetto naturale e ambientale del nostro territorio prima che occuparsi dei parametri tecnici urbanistici e idraulici che delineano qualsiasi progetto. Vorremmo che prima si guardasse alle Alpi, all'Adda, al Lago di Como e a tutti i laghi del Nord Italia e alla Pianura Padana in quanto elementi naturali con una loro fisionomia ben precisa che non può essere distrutta in funzione di un risultato ingegneristico, agrario, energetico e politico considerato ottimale dal punto di vista economico.

Porre alla base di qualsiasi progetto innanzitutto la nostra società immersa in un ambiente specifico, con la sua natura e la sua storia di cui andare fieri. Questa è l'Italia e su queste fondamenta vorremmo si lavorasse e si realizzasse qualsiasi opera e grande opera.

Questo desiderio esprime un idealismo apparentemente semplice e forse lievemente in controtendenza con una società moderna che chiede un'economia in crescita, ma ci sentiamo di esprimere la nostra convinzione che una gestione che vada contro-natura possa essere solo controproducente, sotto tutti i punti di vista.

A questo proposito mi sembra doveroso ricordare che nel bacino imbrifero del Lago di Como sono presenti 56 serbatoi in Italia e 4 serbatoi in Svizzera per una capacità di 530 milioni di metri cubi di acqua. Essi sono costituiti da laghetti alpini e dighe. L'obiettivo è l'utilizzo ottimale degli invasi per la produzione di energia idroelettrica (Ing. A. Piatti ENEL) e garantire l'acqua a favore delle utenze irrigue, potabili e ambientali (Prof. M. Fugazza Uni. Pavia).

Le centrali idroelettriche che usufruiscono del fiume Adda attualmente sono 11; i consorzi di bonifica a sud di Lecco che oggi attingono acqua dal fiume per irrigare la Pianura Padana sono 8. Dal solo Adda si prelevano 3,31 miliardi di m3 d'acqua annui per irrigare circa 500.000 ettari (5.000 Km2) di campi. Le centrali idroelettriche hanno una potenza nominale complessiva di circa 78.000 kW e una produzione media annua pari a 510 GWh. Con l'acqua del bacino imbrifero del Lario si produce approssimativamente il 50% dell'energia elettrica necessaria in Lombardia, circa il 15 % in Italia. (Dati approssimativi forniti verbalmente dal Politecnico di Milano). La Regione Lombardia, con circa 10 milioni di abitanti, è comunque la più popolosa d'Italia e quella con il maggior numero di imprese commerciali e di servizi (2.100.000).

I nostri relatori hanno indicato quanto la regolazione dell'acqua incida sulla fauna ittica (Dott.ssa D. Ghia, Dott. G. Fea, Dott. P. A. Nardi Uni. Pavia e Dott. M. Spairani di Eaulogie Aosta), dato calcolato attraverso il monitoraggio effettuato direttamente sulle diverse specie di pesci, e quanto le condizioni meteorologiche prospettate per il futuro incideranno sulla quantità e quindi sulla gestione dell'acqua stessa (Dott. G. Bartesaghi Centro Volta Como). Effetti visibili e riscontrabili da vari elementi: scioglimento progressivo dei ghiacciai, modifiche nelle portate dei fiumi, riduzione del livello delle falde acquifere e accresciuta frequenza di eventi eccezionali (alluvioni, smottamenti, esondazioni, siccità estiva).

Diga di Carcano

Mi soffermerei proprio su quest'ultimo argomento, non solo per sottolinearne l'importanza ma perché ciò che è comunemente definito "evento eccezionale", in Italia sta divenendo "quotidiano". Il nostro dovere è di prendere atto della natura in cui viviamo, accettando i cambiamenti nel tempo, cercando di controllarla e regolarla; nulla, però, potrà giustificare danni causati da un errato e prepotente intervento dell'uomo sulla natura stessa.

L'Associazione Rive lariane, a conclusione di questo convegno, auspica che qualsiasi ente pubblico o privato si occupi della gestione dell'acqua del Lago di Como lavori a favore dell'ambiente, abbandonando qualsiasi progetto umano che possa in qualche modo deteriorare il territorio, la sua natura e la sua storia, o procurare danni alla società italiana, al nostro livello di civiltà raggiunto nei secoli e al nostro tenore di vita, soprattutto nella sua quotidianità.

Una nuova politica dell'acqua deve porsi lo scopo di integrare la domanda e la disponibilità della risorsa con la difesa dell'ambiente naturale.